È possibile fare pagamenti alla Pubblica Amministrazione in criptovlaute?
L’evoluzione delle tecnologie basate su registro distribuito e l’affermazione su scala globale dei cripto-asset quali Bitcoin, Ethereum e le varie tipologie di stablecoin hanno aperto ...
L’evoluzione delle tecnologie basate su registro distribuito e l’affermazione su scala globale dei cripto-asset quali Bitcoin, Ethereum e le varie tipologie di stablecoin hanno aperto un intenso dibattito sull’ammodernamento dei sistemi finanziari pubblici.
In diversi Paesi del mondo, alcune amministrazioni locali hanno avviato sperimentazioni per consentire ai propri cittadini di saldare tasse, imposte e sanzioni amministrative utilizzando valute virtuali. In Italia, la crescente diffusione delle tecnologie digitali nella Pubblica Amministrazione spinge molti utenti a chiedersi se sia giuridicamente e tecnicamente possibile effettuare pagamenti verso enti pubblici, Comuni o lo Stato centrale impiegando criptovalute.
Per fornire una risposta completa a questa domanda occorre analizzare in modo rigoroso il quadro normativo vigente, i principi della contabilità pubblica, le limitazioni imposte dal Codice dell’Amministrazione Digitale e le prospettive aperte dalle nuove regolamentazioni europee.
Il principio del corso legale e il monopolio dell’Euro
Il punto di partenza fondamentale per comprendere la fattibilità dei pagamenti pubblici in valuta virtuale è rappresentato dal concetto giuridico di moneta avente corso legale. Nell’area euro l’unica moneta avente corso legale è l’Euro, emesso dall’Eurosistema. Le altre forme di valore digitale possono essere utilizzate come mezzo di pagamento solo sulla base di un accordo volontario tra le parti.
Il corso legale implica l’obbligo per qualsiasi creditore all’interno dello Stato di accettare la moneta ufficiale per l’estinzione di debiti pecuniari, garantendo al contempo la certezza del valore del mezzo di scambio.
Le criptovalute e i cripto-asset ad oggi esistenti non possiedono lo status di moneta avente corso legale. Essi sono classificati dall’ordinamento giuridico e dalle autorità di vigilanza, tra cui la Banca d’Italia e la Consob, come rappresentazioni digitali di valore o di diritti che possono essere trasferite e memorizzate elettronicamente, ma la cui accettazione come mezzo di pagamento si fonda esclusivamente sull’accordo volontario tra le parti private contraenti. Allo stato attuale, la Pubblica Amministrazione italiana non dispone di procedure abilitate per accettare direttamente criptovalute come modalità ordinaria di pagamento dei tributi e delle entrate pubbliche.
Il vincolo del Codice dell’Amministrazione Digitale e la piattaforma pagoPA
A livello di legislazione ordinaria, l’incasso dei pagamenti spettanti alle Pubbliche Amministrazioni italiane è regolato in via stringente dall’articolo 5 del Decreto Legislativo numero 82 del 2005, noto come Codice dell’Amministrazione Digitale.
L’articolo 5 del Codice dell’Amministrazione Digitale prevede che le Pubbliche Amministrazioni favoriscano e utilizzino strumenti elettronici di pagamento secondo le modalità previste dalla normativa vigente, tra cui il sistema pagoPA.
La piattaforma pagoPA si integra con Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) autorizzati. App come Easypol consentono agli utenti di accedere a questi servizi di pagamento. I pagamenti effettuati tramite pagoPA sono attualmente denominati e regolati in Euro presso i conti di tesoreria dello Stato o degli enti locali tenuti secondo le regole del Decreto Legislativo numero 118 del 2011 sulla contabilità armonizzata.
Attualmente, l’architettura tecnica e le regole operative di pagoPA non prevedono la gestione diretta di portafogli digitali basati su reti blockchain decentralizzate né consentono il regolamento finanziario in valute diverse dall’Euro.
Pertanto, un cittadino che intenda utilizzare direttamente la propria app wallet per inviare una frazione di Bitcoin a un Comune italiano scontra un’impossibilità sia giuridica sia informatica.
Le problematiche contabili, la volatilità e la prevenzione del riciclaggio
Oltre agli ostacoli di natura puramente normativa, l’accettazione diretta di criptovalute da parte di un ente pubblico presenterebbe importanti criticità normative, contabili e operative. La prima criticità riguarda l’estrema volatilità dei prezzi che caratterizza la maggior parte delle criptovalute decentralizzate. Le norme sulla contabilità pubblica impongono che i crediti fiscali della Pubblica Amministrazione siano certi, liquidi ed esigibili, con un valore nominale predefinito ed immutabile dal momento dell’emissione dell’avviso alla fase di incasso.
Se un Comune accettasse un pagamento in una valuta virtuale soggetta a forti oscillazioni di mercato, il valore della somma incassata potrebbe subire variazioni percentuali rilevanti nell’arco di poche ore, comportando la necessità di procedure di conversione e gestione del rischio di variazione del valore.
La seconda criticità è legata alla rigidità dei controlli in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. Le normative antiriciclaggio nazionali ed europee impongono stringenti obblighi di identificazione dell’origine dei fondi. Sebbene le blockchain pubbliche garantiscano la tracciabilità delle transazioni, l’identificazione del titolare effettivo dietro un indirizzo può richiedere strumenti e procedure specifiche, esponendo gli enti a gravi rischi di non conformità legale.
Prospettive future e l’avvento dell’euro digitale
Mentre le criptovalute decentralizzate rimangono confinate all’ambito degli investimenti privati o delle transazioni commerciali facoltative, il panorama dei pagamenti pubblici si appresta a vivere una rivoluzione con l’introduzione delle monete digitali della banca centrale.
L’Eurosistema, guidato dalla Banca Centrale Europea insieme alle banche centrali nazionali, sta portando avanti il progetto per la creazione dell’euro digitale.
L’euro digitale non sarà una criptovaluta speculativa o priva di ancoraggio, ma rappresenterà a tutti gli effetti la forma digitale della moneta unica europea emessa direttamente dalla banca centrale. Essa potrà avere corso legale una volta completato l’iter legislativo e avviata la sua emissione ed essere integrata nei sistemi di pagamento digitali europei, secondo modalità che saranno definite dalle istituzioni competenti.
Quando l’euro digitale sarà ufficialmente emesso ed introdotto nella circolazione monetaria, consentirà di utilizzare una forma digitale della moneta unica europea senza necessità di conversione valutaria per saldare qualsiasi tipo di tributo o servizio pubblico. Si tratterà dell’effettiva convergenza tra la tecnologia digitale avanzata e le garanzie istituzionali della moneta sovrana, superando in modo definitivo le barriere tecniche e giuridiche che attualmente impediscono l’uso delle criptovalute private nei rapporti con lo Stato.